Il treno si fermò

Tratta da testimonianze reali di chi ha vissuto l’inferno dei Lager, questa rappresentazione offre un momento di riflessione sul comportamento umano in circostanze così atroci. Un’occasione per mantenere viva la memoria della Shoah, ed un monito per il presente ed il futuro.

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Fotografie del Banner: Mimmo Carrino - Fotografie di scena: L. Trumino 

 

"Dei nove milioni e 600 mila perseguitati, abitanti nei territori occupati dai loro persecutori, sei milioni sono spariti ed è da pensare che la maggior parte di loro fu annientata deliberatamente.

Chi non fu fucilato, massacrato, torturato a morte, gasato...

morì di fatica, di fame, di contagio, di miseria."

 

"Se oggi si parla di queste esperienze con persone che non furono nel Lager, c’è sempre qualcosa che rimane per loro incomprensibile."

 

"Molti di quelli destinati a figurare come Haftlinge erano cresciuti sotto gli stessi principi di quelli che assunsero la parte di guardie.

Si erano dedicati alla stessa nazione, impegnandosi per uno sforzo, per un guadagno comuni e se non fossero finiti Haftlinge sarebbero potuti riuscire guardie."

 

"Smettiamo di affermare con superiorità che il mondo del Lager ci è incomprensibile."

 

"Conosciamo tutti la società da cui uscì il regime capace di fabbricare quei Lager. Per questo ci devono essere comprensibili anche gli ultimi sviluppi: quando lo sfruttatore poté esercitare il suo potere fino ad un grado inaudito e lo sfruttato dovette arrivare a fornire la cenere delle sue ossa."